lunedì 6 luglio 2015

JIHAD & HIJAB (Cronache dall’Iran)


In Iran ogni città, ha i suoi martiri.

Arrivo ad Abyaneh un antico villaggio di montagna a 2000 metri sui pendii dei monti Karkas.

All’inzio della strada che porta nel cuore di questo luogo fuori dal modo domina un cartellone con l’immagine di un shahid.

Lungo le strade fra le case color ocra ci sono altre immagini di martiri incorniciate e attaccate sui pali della luce piuttosto che sui muri di mattoni crudi. E proprio su quei muri c’è scritto “We Resist”.
 
Ad Abyaneh, in origine luogo di culto zorostriano, oggi troviamo il Mausoleo dei martiri della guerra Iran-Iraq, una meta non solo per i turisti stranieri.

Gli Shahid, i martiri testimoni del loro credo morti per la patria, sono più che un simbolo per l’intero paese.

La sacralità del martirio fornisce una dignità pubblica, un riconoscimento sociale a chi attraverso il sacrificio testimonia la propria fede.  Nuovi e vecchi culti a metà strada tra l'eroe e il santo.

Ma sui manifesti per le strade non ci sono donne: le martiri non hanno ancora un posto ufficiale nella jihad.

Una esclusione che fa di loro dei cittadini di seconda classe?  E’ forse questa la causa del sempre maggiore numero di donne che si arruolano volontarie per azioni suicide?

Se la partita delle pari opportunità si deve giocare anche su questo piano possiamo indiscutibilmente affermare anche noi: “Beato quel paese che non ha bisogno di eroi!” (Brecht)

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