lunedì 6 luglio 2015

WORLD KISS DAY


Oggi è la giornata mondiale del bacio: il "World Kiss Day", una ricorrenza nata in Gran Bretagna nel 1990, che si è diffusa rapidamente in gran parte del mondo.

Il bacio, un apostrofo rosa fra le parole ti amo, ma non per tutti…e non ovunque…

In Cina baciare è  infatti considerata una prassi poco igienica, in Giappone rappresenta un vero e proprio tabù e in Malesia è addirittura proibito per legge.

Nella nostra società invece, il bacio resiste in pool position, come indiscussa icona dell’amore ma non solo…

Baciare è trendy, e fa bene alla salute! Secondo la filematologia,  un  bacio passionale, mette in moto gli ormoni e aumenta gli anticorpi e ci fa bruciare calorie rendendoci più sani e più felici!!!

Un bacio maldestro stimola invece il cortisolo, l’ormone dello stress.

Non sottovalutiamo quindi l’arte del baciare un vero toccasana,  ma soprattutto oggi più che mai baciamoci  per la gioia di farlo!!!!

SHAHID FRA PASSATO E FUTURO (Cronache dall’Iran)


In Iran ancora oggi è vivo il culto dei martiri della guerra Iran-Iraq. Ne sono testimonianza i cimiteri monumentali di Teheran e Kashan con le migliaia di lapidi, così come i grandi manifesti che riproducono l’immagine dei caduti per la patria.

Nelle moschee, sui muri delle case, all’ingresso di ogni città si impongono le gigantografie dei martiri,  veri e propri cartelloni pubblicitari, per ricordare il dolore di una guerra o strumenti di propaganda?

Il Golestan-e Shohada, è il cimitero dei martiri di Kashasn. Uno skyline di tombe grigie, di  volti, bandiere e tulipani.  Uomini morti per un’ideale: Shahid, una parola che nell’immaginario occidentale fa paura.

Ma  in questa distesa di lapidi quello che più mi colpisce è il silenzio che si impone  di fronte alla morte e al ricordo.

Fra le luci e le ombre di questo paese, nel silenzio trova luogo solo il dolore oppure dal silenzio può nascere la speranza?

Chissà, forse  in questi versi della grande poetessa iraniana Simin Behbahāni, si può trovare una risposta…...


O Patria! Ti ricostruirò, anche se con i mattoni della mia anima.

Costruirò le colonne sotto il tuo tetto con le mie ossa.

Risentirò il profumo dei tuoi fiori con il desiderio della tua nuova generazione.

Ti rilaverò dal sangue con il torrente delle mie lacrime.

 

JIHAD & HIJAB (Cronache dall’Iran)


In Iran ogni città, ha i suoi martiri.

Arrivo ad Abyaneh un antico villaggio di montagna a 2000 metri sui pendii dei monti Karkas.

All’inzio della strada che porta nel cuore di questo luogo fuori dal modo domina un cartellone con l’immagine di un shahid.

Lungo le strade fra le case color ocra ci sono altre immagini di martiri incorniciate e attaccate sui pali della luce piuttosto che sui muri di mattoni crudi. E proprio su quei muri c’è scritto “We Resist”.
 
Ad Abyaneh, in origine luogo di culto zorostriano, oggi troviamo il Mausoleo dei martiri della guerra Iran-Iraq, una meta non solo per i turisti stranieri.

Gli Shahid, i martiri testimoni del loro credo morti per la patria, sono più che un simbolo per l’intero paese.

La sacralità del martirio fornisce una dignità pubblica, un riconoscimento sociale a chi attraverso il sacrificio testimonia la propria fede.  Nuovi e vecchi culti a metà strada tra l'eroe e il santo.

Ma sui manifesti per le strade non ci sono donne: le martiri non hanno ancora un posto ufficiale nella jihad.

Una esclusione che fa di loro dei cittadini di seconda classe?  E’ forse questa la causa del sempre maggiore numero di donne che si arruolano volontarie per azioni suicide?

Se la partita delle pari opportunità si deve giocare anche su questo piano possiamo indiscutibilmente affermare anche noi: “Beato quel paese che non ha bisogno di eroi!” (Brecht)